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ogni volta che sviluppo un rullino lo faccio ripetendomi che quello sarà l’ultimo.
poi ritorno a portarle al laboratorio, e chissenefrega, diamo un po’ da lavorare a questi fotografi,
li porto lì e me li vado a riprendere la settimana dopo, ma sì, 5 euro e via, mal che vada tutta la roba che ho comperato me la rivendo su ebay.
me lo dico con il cuore in gola e le mani un po’ tremanti,
perchè la mia paura è quella di combinare un disastro, ogni volta,
di aprire la spirale, alla fine, e trovarla piena di una pellicola vuota.
me lo ripeto mille e mille volte, finchè, quando apro la tank per quella a cui ho dato il nome di ultima volta, non ne sono convinta davvero.
srotolo la pellicola bagnata senza speranza, con la rassegnazione di chi lascia per paura.
è quando sono davanti allo stenditoio, qualche ora dopo, a guardare quella lunga striscia grigina appesa tra un paio di pantaloni e l’altro,
che mi dico che dopotutto quella potrebbe essere la penultima volta, che tanto il laboratorio non scappa, che in fondo un pochino mi sento
fiera di aver fatto comparire delle immagini, un pochino, capisci, le ho fatte comparire io, quei graffi lì però potevo evitarli, e quella ditata, che orrore,
chissà poi che direbbe un fotografo più esperto se la vedesse, quali altre schifezze ci troverebbe, ma stavolta non importa,
la prossima volta ci provo di nuovo, la paura l’ho dimenticata, l’ho mangiata, l’ho ingoiata. che paura, quale paura.
 
 
 
 
mercati di traiano, roma
 
 
pellicola, ottobre 2010
sviluppata da me
legacypro 400 in rodinal 1+50, 8′, 20 °C
 
 

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