*

 
 
 
E in questi giorni dove sei stata?
Non lo so… un po’ qui, un po’ lì.
E foto? Nei hai fatte foto?
No, a dire il vero no. Nemmeno una.
E come mai?
Non saprei… Ma è sembrata la cosa giusta.
E quindi cosa hai fatto?
Vissuto.

 
 
 

10 Responses Subscribe to comments


  1. Davide

    …hai purtroppo ragione. è un casino fare belle foto quando si è felici, quando si “fa”, quando si “è”. è un passatempo così arrogante che spesso lascia a tutto il resto solo grigio, noia, malinconia.
    E allora…questa foto mi piace. :)

    Aug 07, 2010 @ 20:51


  2. emmemi

    “quando si è felici” o anche quando non lo si è.

    dici bene, è un passatempo invadente. in tutti i sensi.
    e se fotografia significa (anche) memoria,
    diventa a maggior ragione invadente fotografare quando c’è poco o nulla da voler ricordare.

    Aug 07, 2010 @ 21:14


  3. Davide

    in quei casi io allora fotografo per ricodare un passato più felice. posti, immagini per parole, oggetti. Questa storia dell’invadenza è molto sensata!

    Aug 08, 2010 @ 01:35


  4. emmemi

    un annetto fa qualcuno mi parlò di susan sontag citandomela:
    “l’aggressione è implicita in ogni uso della macchina fotografica”…

    Aug 09, 2010 @ 20:23


  5. Davide

    :) e lei sicuramente ne ha viste spesso di macchine fotografiche! è la verità…mi sento a mio agio solo coi paesaggi, col cielo…li c’è troppa anima e fregarne un po’ ha l’unico effetto di farti capire quanto piccolo sei. nessuna aggressione!

    Aug 11, 2010 @ 14:22


  6. emmemi

    invidio molto chi riesce a fotografare paesaggi.
    io sono totalmente incapace.
    ad esempio le tue invece mi piacciono. adoro alcuni effetti di luce che riesci ad ottenere e i tuoi toni. sono foto che hanno una loro storia.
    e amo alla follia le sue: http://www.michaelkenna.net/imagearchive.php
    sono così essenziali, pulite. sono così silenziose.
    le mie foto paesaggistiche invece sono noiose. e sembrano sempre cartoline: finte, stereotipate, viste milioni di volte.
    non riesco a cogliere quell’anima di cui parli tu.

    questo discorso di aggressività-macchina fotografica mi affascina un sacco.
    mi ha sempre affascinato il fatto che, ad esempio, la stessa parola inglese che significa scattare stia anche per sparare..

    Aug 11, 2010 @ 22:49


  7. Davide

    fantastico…è finito nei segnalibri, devo guardare tutto con più calma e a piccole dosi. i paesaggi in bn poi sono ancora più difficili…quasi, per assurdo, come un ritratto a colori :)

    grazie per l’apprezzamento sui miei, purtroppo è un amore trascurato perchè bisognerebbe mettersi con calma, conoscere i posti, aspettare la luce e il tempo giusti…e non riesco quasi mai a farlo. sono stato in irlanda di recente e li ho saccheggiato un po’ dall’infinito…sentendomi piccolissimo, di nuovo!

    si, shoot è emblematico, sarà perchè c’è un otturatore, come nel fucile, o sarà per la posa che assumi quando scatti. anche “capture” comunque. è proprio un controsenso: un’arte così riflessiva, raffinata, altruista se vuoi, associata ai verbi della prevaricazione e della violenza.

    Aug 12, 2010 @ 10:25


  8. emmemi

    quello che mi piace è che riesce a fare foto straordinarie con pochissimo: bianco, nero, grigi e un albero. un uccello. una montagna.

    irlanda… dev’essere bellissima. anche fotograficamente. lì davvero ci sarebbe da starci mesi e mesi solo fotografando…

    hai ragione! a capture non avevo mai pensato.
    e infatti non c’era chi (forse erano gli indiani d’america? non ricordo) credeva che le fotografie rubassero l’anima?
    è davvero un controsenso strano..

    Aug 13, 2010 @ 10:45


  9. Davide

    si, per un periodo io mi ero anche un po’ crogiolato su pensieri derivati da qualche filosofia secondo cui tutte le riproduzioni fotografiche di una persona( vd facebook) si portano via ciascuna un pezzettino dell’anima…
    senza estremizzare, però un pochino di senso ce l’ha.

    tuttavia, credo che si debba fare un po’ di differenza…ci sono foto che “rubano” e invece foto che “raccontano” e sono due cose diverse: soprattutto, è l’attitudine del soggetto ritratto che cambia, dando un senso(ed un risultato) completamente diverso, a seconda.
    Ecco, di nuovo, che le nostre(fotografi) abilità tecniche contano direi pochino, e ancora dobbiamo “allenare” carattere, umanità, comunicatività… insomma…alla fine è colpa nostra :p

    Aug 13, 2010 @ 11:24


  10. emmemi

    che una foto possa “rubare” l’anima non lo so, io preferisco intendere il rubare come un cogliere.
    cogliere nel senso di riuscire a vedere-trasmettere l’anima della foto, la sua sensazione. e sta qui credo l’abilità umana come dici tu del fotografo, che prescinde da qualsiasi abilità tecnica e dal modello di macchina che si ha in mano.
    rubare trovo che sia un’estremizzazione: non c’è volontà di sottrarre e portar via, c’è desiderio di vedere. ma d’altronde siamo nell’ambito di leggende o comunque di credenze tribali quindi, in questo senso, la parola rubare è comprensibile :)

    Aug 13, 2010 @ 13:10


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